Gabbiani e Grifoni

A Genova cielo e mare si specchiano l’uno nell’altro e viceversa, sono una cosa sola. Molto labile è il loro confine sancito solo dalla sottile cerniera dell’orizzonte infinito. Qui regnano, signori incontrastati i gabbiani, mentre i Grifoni, da quasi 800 anni simboli e custodi cittadini, dall’alto sorvegliano che tutto proceda per il meglio.

In Saecula saeculorum.

“Grifone sull’Hotel Miramare”.
“Gabbiano al Porto Antico”. Foto di Leti Gagge.
“Gabbiano nel cielo di Genova”.

La Grande Bellezza…

Palazzo Sopranis

È l’unico palazzo di tutto il centro storico isolato da altri edifici su tutti i lati.
Si tratta del cinquecentesco Palazzo Sopranis poi Peirano in Via dei Giustiniani i cui sbiaditi affreschi di scuola genovese (ammirabili anche da Vico e Piazza Valoria) sono testimoni di fasti che furono. Sui quattro prospetti sono rappresentati Cesari e guerrieri romani alternati a putti, allegorie delle virtù e stemmi araldici volti a celebrare le gloriose gesta della famiglia.
Testimoni di un tempo in cui le colorate raffigurazioni abbagliavano i passanti con bagliori di bellezza, di grande bellezza.
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La Grande Bellezza…

Villa Rosazza

Villa Rosazza, detta dello “Scoglietto” perché un tempo si affacciava a picco sul mare. Costruita nel ‘500 per volere del Doge Di Negro, venne ristrutturata sul finire del ‘700 dalla famiglia Durazzo. Fra i suoi celebri ospiti quali la futura regina d’Inghilterra Carolina di Brunswick, Papa Pio VII, Honorè de Balzac e Lorenzo Pareto (l’eroico comandante della Guardia Civica che si oppose ai bersaglieri del La Marmora durante il Sacco di Genova del 1849).
Dietro la Villa quel che rimane del grandioso parco fortemente ridimensionato nell’800 per la costruzione della ferrovia e della strada litoranea (oggi Via Milano).
In primo piano il trionfo del rosa.
La Grande Bellezza…

 

“Ancora una volta”…

Scritta di getto due giorni dopo la tragedia del 14/8/2018 del crollo del Ponte Morandi. Un umile ma sincero pensiero volto a trasmettere un po’ di orgoglio e senso di appartenenza per la nostra Comunità.

ANCORA UNA VOLTA!

Non ti ha scoraggiato la guerra 
ma ancora una volta,
Ti frana sotto i piedi la terra.
Roma oggi contrita ti porge il Tricolore
ma ancora una volta,
domani sarai sola con il tuo dolore.
Costretta a piangere in silenzio i tuoi figli
ancora una volta,
vite spezzate come petali di fiori vermigli.
In silenzio e con ritegno,
quando ancora una volta,
è grande lo sdegno.
Persino il tempo ha disatteso il suo mandato stavolta,
si è fermato,
ad ascoltare un momento
ancora una volta,
delle sirene del Porto il disperato lamento.
GENOVA ferita,
ancora una volta,
Genova tradita.
Genova di nuovo in ginocchio,
si ancora una volta,
ma con lo sguardo fiero
Rialzati!
Ancora una volta,
Rialzati per davvero.

Campanile di S. Maria di Castello e Torre De Castro spuntano fra le gomene del Neptune.
Foro di Leti Gagge.

Più che mai:
“Padroni di una corda marcia d’acqua e di sale che ci lega e ci porta in un caruggio di mare”.
Cit. “Creuza de ma” 1984 Faber.

Il ponte Morandi in quel maledetto agosto 2018

Versione in lingua genovese:

ANCON INA VÒTTA!

A no t’à descoragiòu a goæra

ma ancon ina vòtta,

a tæra a te derua de sotta a-i pê.

Romma ancheu pentîa a te porze o tricolore

ma ancon ina vòtta,

doman ti saiæ sola co-o teu dô.

Costreita a cianze in scilensio i teu figgi

ancon ina vòtta,

vitte stocæ comme feugge de sciôe cô rosso          incarnatto.

In scilensio e con ritegno,

quande ancon ina vòtta,

o l’è grande o sdegno.

Finn-a o tempo o l’à tradio o seu mandato

stavòtta,

o s’è afermòu,

a stâ a sentî ’n momento

ancon ina vòtta,

o lamento despiòu di corni do pòrto.

Zena feria,

ancon ina vòtta,

Zena tradia.

Zena torna in scê zenogge,

scì ancon ina vòtta,

ma con sgoardo fêo

îsite torna!

Ancon ina vòtta

îsite pe dindavéi.

Traduzione di Pietro Costantini.

Storie Epiche ed Allegoriche

Alzando lo sguardo fra i cornicioni a Genova capita anche di assistere a zuffe fra giganti e divinità. Ma state tranquilli se non vi intromettete non vi succederà nulla.
Si tratta del ciclo di affreschi delle “Storie epiche ed allegoriche”, iniziato nel 1560 da Ottavio Semino, e portato a termine da Gio. Andrea Ansaldo nel 1610, che decora esternamente i piani alti del cinquecentesco Palazzo Nicola e Gio Batta Spinola in Via San Luca civ. 14.

La Grande Bellezza…

Edicole e parëgua

Protagonisti certo sembrano i colorati ombrellini che hanno allietato i primaverili percorsi cittadini.
Ma sullo sfondo, all’angolo fra Vico Superiore del Ferro e Vico Speranza, spicca lo sfarzoso baldacchino della settecentesca edicola della Madonna del Carmine.
Assai scenografici i drappi colorati di blu con i profili in giallo ocra che sembrano fare pendant con i sovrastanti azzurri parëgua.
Ai lati della nicchia due teste di cherubini sorreggono il timpano alla cui base campeggia l’iscrizione:
“Ave Maria / Aera Habintantium / in Hoc Viculo / 1789.
La statua originale, andata persa, è stata sostituita con un’anonima immagine di fine ‘900.
Mattina presto: mentre il bar prepara i tavolini per i suoi avventori, il caruggio non si è ancora svegliato.

La Grande Bellezza…

La Strada più bella del mondo

“Se si vuol vedere la più bella strada che esista nel mondo intero, bisogna vedere a Genova Strada Nuova. Su due linee molto prolungate e su un pavimento di porfido, numerosi palazzi fanno a gara per ricchezza, altezza, massa, ostentano i loro porticati, le loro facciate, i loro peristili brillano di stucco bianco, nero, di mille colori. Questi palazzi, dall’esterno, sono dei quadri”.
Cit. da “Lettere sull’Italia” 1785 del romanziere francese Charles Dupaty.
Foto di Leti Gagge.
La Grande Bellezza…

“La Via Aurea. La strada dei re”. Foto di Leti Gagge.

Genova non si può stupire. Stupisce!

Se avrete la pazienza di leggerlo fino in fondo comprenderete perché Genova era davvero Superba e ineguagliabile.
Possono essere utili queste note soprattutto a chi la giudica senza conoscerla.

Nel 2006 i Palazzi dei Rolli sono stati riconosciuti Patrimonio UNESCO dell’Umanità e ad ogni edizione la pubblica amministrazione in collaborazione con le Belle Arti ne apre, proprio per farne conoscere al pubblico il maggior numero possibile, sempre di nuovi. Sparsi un po’ ovunque nel centro storico, non per questo sono meno sfarzosi e affascinanti.

Al loro interno custodiscono giardini pensili, statue di marmo di pregio dei più grandi scultori, pinacoteche da museo, soffitti, volte e gallerie affrescate, arredi e ambienti sontuosi.

Scrisse in proposito il francese Jean Janin, raffinato scrittore e grande viaggiatore nel suo “En Italie” (1852) per spiegare l’orgoglio ostentato dal Doge genovese Lercari, convocato a Versailles nel 1685 da Re Sole per contrattare la pace…

“bisogna aver conosciuto Genova ed aver visitato da cima a fondo i suoi palazzi.
Infatti se i cortigiani di Luigi XIV avevano creduto di stupire il Doge di Genova con lo splendore e la magnificenza di Versailles è perchè ignoravano da quale città provenisse. Se avessero saputo che quel mercante, rappresentante di una città di mercanti, aveva anche lui il suo palazzo di Versailles e che il suo si trovava in una strada che ne era piena, non si sarebbero precipitati a chiedergli “Cosa vi stupisce di più, Monseigneur?”
E di cosa volevate che si stupisse
quell’uomo? Dei vostri palazzi di pietra?
Egli ne aveva uno in marmo! Delle vostre colonne di marmo?
Egli aveva le colonne in porfido! Delle vostre colonne in porfido?
Egli aveva le colonne tempestate in lapislazzuli.
Del vostro architetto Mansart?
Egli aveva come architetti Francesco Falcone, Andrea, suo fratello e Carlo Fontana, che aveva innalzato l’obelisco di Roma e aveva costruito scalinate più belle di quelle di Versailles.
Voi avevate delle statue di Coysevox, egli aveva statue di Puget. Lebrun era il pittore del Re, il pittore del Doge si chiamava Paolo Veronese.

Il re faceva dipingere il proprio ritratto da Mignard: il Doge faceva dipingere sua moglie, suo figlio ed il cane da Van Dyck.
Cosa quindi, pur nella magnifica Versailles, poteva stupire lui, il Doge di Genova, la
cui camera era affrescata dall’Aldobrandini, le cui tappezzerie erano disegnate dal Romanelli, che aveva al suo esercizio il Correggio, Tiziano, il Caravaggio?
Di cosa poteva stupirsi quel Re di una Repubblica che non comprava a caso i dipinti dei maestri celebri ma che, di padre in figlio, faceva venire in casa i pittori e diceva loro:
“In questo posto mi ci vuole un capolavoro” e che aveva ai suoi ordini il Tintoretto, così come suo nonno aveva avuto Albrecht Durer?
Un uomo che aveva commissionato “La Maddalena” a Paolo Veronese apposta perché coprisse un pezzo di muro della sua casa, di cosa poteva stupirsi?”
I suoi palazzi continuano invece ancora oggi a stupire migliaia di visitatori perché, come annotava nel 1896 Cechov ne “Il Gabbiano”: Genova è la città più bella del mondo”.

Nella foto una piccola ma grande testimonianza dello sfarzo e dell’opulenza genovese: la settecentesca Galleria Dorata del Palazzo di Tobia Pallavicino, noto anche come Cataldi Carrega. Oggi prestigiosa sede della Camera di Commercio di Genova in Via Garibaldi (un tempo Via Aurea) civ. n. 4″.

Ineguagliabile opera di Lorenzo De Ferrari e Diego Carlone.
Trionfo dello sfarzo e del Barocco genovese.
Grande Orgoglio e… Grande Bellezza…