Nel quartiere del Molo Vecchio sulla destra del Palazzo della Dogana oggi Caserma della Finanza si imbocca vico dei Lavatoi.
L’origine del nome trae origine dal fatto che, tra la fine del ‘600 e gli inizi del ‘700, si rese necessario, per motivi di igiene, l’utilizzo dei trogoli.
“Trogli” che vengono citati per la prima volta alla Marina, nel 1656 per poi diffondersi, vista l’importanza dell’approvigionamento idrico, ovunque ben protetti in prossimità delle Mura.
Damiata, odierna Dumyãt in Egitto, è Damietta l’antica città portuale sul Nilo delle Crociate dove le forze militari occidentali, nel 1248 durante la settima crociata, costituirono un loro avamposto. Avamposto di effimera durata poiché già nel 1250 il territorio fu riconquistato dai Musulmani.
Fu la crociata fallimentare del re di Francia Luigi IX detto il Santo con il quale i Genovesi avevano siglato un cospicuo contratto per l’allestimento e l’armamento delle navi.
In Copertina: Vico dei Lavatoi incrocia Vico Damiata. Foto di Stefano Eloggi.
In Vico dell’Arancio 9r. si trova quel che resta di una settecentesca edicola di Madonna col Bambino.
Il tabernacolo marmoreo a tempietto è in stile classico.
Purtroppo la statua della Vergine, così come il rilievo raffigurante Dio Padre Benedicente che si trovava nel timpano è stato trafugato. Si è salvato invece, sotto la mensa, il rilievo di un cherubino alato.
Anticamente nel 1200 tutta la zona occupata da vico indoratori e dagli attigui Piazza dei Ragazzi, Vico dei Carlone e Vico Scudai costituiva il principale collegamento fra la zona del futuro palazzo ducale e il mare.
A partire dal ‘500 vi si insediarono le botteghe dei doratori ovvero quegli artigiani che rivestivano le armi e decorazioni in legno con sottili e pregiate lamine d’oro.
Così mentre Campetto era il campo dei fabbri, Scurreria e Vico Scudai si specializzarono negli ornamenti degli scudi.
All’inizio del caruggio si notano le fasce in conci bicromi del palazzo medievale al civ. n.1 la cui loggia è stata tamponata con intonaco dozzinale ed invadenti finestrature in ferro.
In Copertina: Vico Scudai. Foto di Giovanni Cogorno.
Il toponimo rimanda al nome della famiglia proveniente dall’omonima città albanese.
Costoro che giunsero a Genova attorno al 1350 divennero una delle schiatte più influenti della città.
I Durazzo annoverarono tra le loro file decine di senatori, due cardinali Marcello nel 1683 e Stefano nel 1633 che ricoprì anche la carica di arcivescovo e ben nove dogi: Giacomo di Giovanni nel 1573, il figlio Pietro nel 1619, Gio-Batta di Vincenzo nel 1639, Cesare figlio del precedente Pietro nel 1665, suo figlio Pietro nel 1685, Vincenzo di Gio-Matteo nel 1709, Stefano di Pietro bel 1734, Marcello nel 1787 e Gerolamo, forse il più famoso per la sua inconsapevole parte nella nascita della maschera piemontese di Gianduja, nel 1802.
Il nome del caruggio rimanda alla lavorazione in loco delle “cavigge”, grossi chiodi di legno o ferro utilizzate per fissare le corbe nelle stive delle navi.
Il pezzo forte del caruggio però è un sovrapporta in pietra nera del XV secolo al civ. n.21 che ritrae il Dio Padre che mostra il Bambino avvolto in una raggiera all’Imperatore Ottaviano Augusto raffigurato in ginocchio ed in adorazione. Alle sue spalle la Sibilla che consiglia al Sovrano di rivolgersi il preghiera direttamente a Gesù. Fanno da sfondo i sette colli di Roma.
La rappresentazione trae origine dal racconto secondo cui la Sibilla Tiburtina nel tempio di Giunone Moneta avrebbe predetto all’Imperatore l’avvento del Cristo, l’unico vero re degno di adorazione. Secondo la tradizione nel cielo apparve una raggiera di fuoco con al centro la Vergine e il suo Bambino.
“Haec est ara primogeniti” proclamò una voce divina. Fu così che Ottaviano rifiutò di farsi chiamare Signore e abbracciò la vera fede. Nel luogo dove in Campidoglio avvennero i fatti i francescani eressero la basilica di Santa Maria in Aracoeli.
Il Vico delle Fiascaie, una traversa sulla sinistra scendendo Salita di San Matteo, trae origine secondo alcuni dall’ufficio incaricato di stabilire i prezzi dei vini situato nella vicina salita del fondaco, secondo altri dalla presenza in loco di una fabbrica o rivendita di fiaschi.
In Copertina: Vico delle Fiascaie. Foto di Alessandra Anna Illiberi Stella.
Qui, in quella che un tempo era identificata come contrada di Piazzalunga, aveva infatti sede l’antico forum romano e bizantino.
Punto strategico dunque di incontro e scambio favorito dalla convergenza della strada litoranea (oggi Canneto il Curto e Via delle Grazie), e del tracciato che dal porto dirigeva verso la Val Bisagno.
In quest’area avevano le proprie dimore i Cattaneo, i Della Volta e gli Alberici.
Curioso il fatto che nella piazza oltre alla chiesa intitolata al santo patrono militare della città (oggi data in gestione alla Chiesa ortodossa della Santissima Trasfigurazione del Patriarcato di Mosca) vi sia anche quella della comunità pisana, di San Torpete.
La piazza infatti segnava il confine con il quartiere commerciale che i genovesi avevano concesso ai pisani e con i quali continuarono a trafficare, anche durante le frequenti guerre fra le due Repubbliche.
In tempi remoti la chiesa di San Giorgio custodiva anche il vessillo con le effigie del santo, preziosissimo simbolo della potenza militare marittima della Repubblica.
Oggi una sua copia è conservata in Comune ed è utilizzata in occasione di tutte le manifestazioni ufficiali..
Sarebbe bello che, opinione personale, lo stendardo tornasse nella sua sede originaria.
In Copertina: Via San Giorgio. Foto di Giovanni Cogorno.